25 Ago 2009

Una stella nascente: Elisabetta Bucciarelli “Io ti perdono” Kowalski -2009

Scritto da Giuseppina La Ciura

“C’era un tempo in cui Maria Dolores Vergani  credeva nell’umanità. Un tempo in cui uomini e donne le parevano del tutto buoni. Un Eden che l’aveva cullata fino all’adolescenza….”* Ma la bella favola non poteva durare, perchè Maria Dolores è la figlia di un dirigente d’azienda degli Anni 70 nell’Italia delle Brigate Rosse, dei Servizi Segreti deviati, delle stragi di Stato. Per superare le sue insicurezze, si è laureata in Psicologia, poi è divenuta ispettore di Polizia a Milano, la sua città. Se un tempo, quando nella Questura meneghina si aggiravano figure leggendarie come De Vincenzi e Duca Lamberti, l’ispettore seguiva con pazienza certosina un caso, estremamente complicato e lo scrittore riusciva solo con quello a tener desta l’attenzione del lettore, anche quello più smaliziato, adesso che il giallo classico è un genere in via d’estinzione e trionfa il cosiddetto Noir, i casi da seguire sono tanti, forse troppi, e il lettore è come una trottola impazzita costretto a passare nel giro di tempi ridottissimi(i capitoli sono ormai di una pagina, di quattro righe, telegrafici)da un fatto all’altro, da un personaggio all’altro, da un amore all’altro, con grande fatica mnemonica ed attacchi d’ansia.

La Bucciarelli è tra i più bravi in questo genere di scrittura. E così la Vergani, il suo ispettore, è alle prese  con un rapitore e stupratore di bambini in Val d’Aosta, con un tipo sballato -”un trinciacapelli”- che taglia ciuffi di capelli alle donne sui mezzi pubblici di Milano, con le ossa di una giovane donna scomparsa negli Anni 70, con lo stupro ed assassinio a bastonate di una ragazza irriconoscibile e senza documenti in una fabbrica dismessa nella periferia di Milano( e mi pare di aver dimenticato qualcosa…). E poi, ci sono i problemi d’amore: la Vergani va a letto con uno dei Nocs, un tipo rassicurante, coraggioso, protettivo ma è innamorata alla Elizabeth Barrett di un finanziere sposato. E’ evidente che un altro scrittore meno talentuoso della Bucciarelli trascinerebbe la sua opera prima nell’abisso del ridicolo. Non è così perchè la scrittrice sfodera uno stile misurato, un linguaggio essenziale eppur ricco di sfumature e un grande equilibrio compositivo che non la fanno scivolare nè nel volgare- quando descrive i locali a luci rosse dell’hinterland di Milano( qui vista come una metropoli alla Fritz Lang confusa, dissociata, alienante, senza identità, irriconoscibile),nè nel truculento-quando si accosta agli orrori della Valle d’Aosta. E alla fine ci consegna una doppia soluzione, quella poliziesca e quella umana riguardante proprio la donna Vergani, che è davvero imprevedibile.

*pag 57

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